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venerdì 4 luglio 2025

PUNTA PELLARO


Nel silenzio delle istituzioni, una voce si alza su tutto ed è quella del dottore Lamberti, che con solerzia, educazione e spirito di libertà consente a tutti di esprimere le proprie idee ma soprattutto di essere ascoltati.
Devo, in questi giorni, ringraziare anche Antonio Ruvolo che ha ascoltato la mia noiosa telefonata, sempre con estrema pazienza e Antonino Maiolino che ha dimostrato non solo di essermi amico, ma anche di essere un politico attento.
Per il resto c’è il nulla o comunque molto poco.




 
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FDA, 2025

sabato 20 aprile 2024

GROTTA DI SANT'ILARIO


Cari amici,
qualche settimana fa ho visitato l'interno di un antico ninfeo, cioè un edificio sacro in prossimità di una sorgente d’acqua dedicato a una ninfa, a Sant'Ilario dello Ionio. Scavato tra il IV e il II sec a.C. si tratta di un lungo corridoio nella roccia che si sviluppa per circa 30 metri di lunghezza e finisce in un una camera principale alta fino a 4 metri.

Per arrivare in fondo ci si deve immergere nell'acqua fino al petto almeno nella parte iniziale poi diminuisce, non è stato facile soprattutto per chi, come me, soffre di claustrofobia ma ne è valsa la pena.

Un progetto di ricerca avviato nel 2017 da Francesca Martorano, direttore del dipartimento patrimonio, architettura e urbanistica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria ha permesso di supporre che questo luogo fosse deputato ad accogliere la celebrazione degli antichissimi riti orfici, movimento religioso sorto in Grecia verso il VI secolo a. C. intorno alla figura di Orfeo.






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[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ]

domenica 7 aprile 2024

AI MIEI FIGLI

È difficile dirvi
con parole di padre

che la Robinia è in fiore,
e questo profumo di miele
mescolato al salino
sferza oggi i vicoli
del nostro paesino.
Mi riporta alla mente
un ricordo lontano:
mio padre e mia madre
tenersi per mano.
Correre, ridere e rincorrersi un poco,
scambiarsi dei baci
più forti del fuoco.
Poi, torno al presente e so
che è un falso ricordo,
forse solo un desiderio
di un bambino incolto.
Ma adesso io son padre
e a voi due dico:
quello che non è vissuto
non è mai esistito.
Esisto adesso,
che vi guardo negli occhi
e so che non ho più bisogno
di quei falsi ricordi.
Esisto adesso,
mentre vi stringo sul petto,
Sasà e Alice
oasi nel mio deserto.

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Pellaro, 07 apr 2024
#poesia

sabato 30 marzo 2024

È MARZO

è marzo e le viuzze
sono ubriache del profumo
dell’arancio in fiore.

la zagara è un fiore delicato
basta, infatti, un refolo di vento
e viene giù.

ma tra questi fiori caduti,
che nessuno nota più,
c’è un soffione che è esploso
con il capo in su.
 
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Pellaro, 28.03.2024

lunedì 25 settembre 2023

TRITTICO DI GAGINI A GALATRO

Il trittico si trova nella chiesa di San Nicola nella parte alta del paese di Galatro. Facilmente raggiungibile in macchina.

Le statue che compongono il trittico, da sinistra a destra, raffigurano San Giovanni Battista, Santa Maria della Valle e San Giovanni l'Evangelista. Giovane abbastanza forte, ben conformato nei particolari somatici e perfetto nelle proporzioni anatomiche, appare il Battista. La pelliccia che lo copre dall'addome fin sopra le ginocchia ricorda la prima giovinezza del Santo allorché abbandonò la seducente mondanità per la solenne quiete delle selve e per le convinte predicazioni. Sereno nel volto, il Battista con ambo le mani regge il libro che ha poggiato sul fianco sinistro mentre ha lo sguardo fisso verso un punto lontano. L'artista ha, forse, voluto fermare nel marmo l'espressione che il Battista aveva nel momento in cui è andato incontro al Divin Nazareno. Un agnello, appena sbozzato, è sul lato sinistro del basamento.

Nella nicchia centrale è la Vergine col Bambino a cui, in onore del Vescovo-mecenate fondatore della Chiesa, è stato dato il nome di Santa Maria della Valle. La figura della Madonna - col volto piccolo, dolce, dalla fronte ampia e luminosa, con sopracciglia appena accennate, le palpebre chinate, quasi a velare lo sguardo, un lieve sorriso che non schiude le labbra ma che fa intravedere una infinita pace interiore - appare quanto mai delicata.

Dal centro della fronte due ciocche simmetriche di ondulati capelli si dipartono, incorniciando il volto, mentre il capo è coperto dal velo che scende sulle spalle e che le fascia, fino a lasciar congiungere i lembi sotto i piedi del Bambino, che sorregge sull'avambraccio sinistro. Il Bambino Celeste, completamente nudo, alza il braccio destro benedicente verso la folla. La statua poggia su uno scannello esagonale a facce rettangolari. Tre di queste facce sono istoriate da altrettanti bassorilievi.

Nel primo, quello centrale, è rappresentata la nascita di Gesù (con la stalla, Giuseppe e Maria, un pastore sull'estrema destra, le pecore, l'angelo, l'asino, il bue e, naturalmente, adagiato sulla paglia, il Redentore Neonato). Sul lato sinistro c'è l'Annunciazione: un angelo si genuflette con un giglio in mano; sul lato destro è, invece, raffigurata la Madonna che, inginocchiata, riceve lo Spirito Santo sotto le allegoriche sembianze di una colomba.

L'ultima statua, quella di San Giovanni Evangelista, è sicuramente la più importante e la più riuscita dal punto di vista artistico. Robusto e forte, l'Evangelista lascia trasparire il travaglio interiore attraverso alcuni dosati colpi di scalpello che sembrano abbiano scavato il volto. Con la testa leggermente chinata e girata verso destra, il Santo fissa il suo pugno chiuso. Perchè? Riteniamo che in quella mano San Giovanni reggesse una croce e sollevandola in maniera decisa, a quanti si accostavano a lui per sentire la parola evangelica, la mostrasse come la bandiera della nuova Fede. Per questo, a guardar bene, nei suoi tratti somatici sembra leggere l'invito a seguire quella croce che, sul Golgota, è diventata il simbolo di un grande olocausto. (Se la nostra intuizione è fondata, non riusciamo a spiegarci il motivo per il quale, dopo il terremoto del 1783, nessuno abbia più provveduto a rimettere nella mano del Santo Evangelista una croce di legno!). La mano sinistra (assai simile a quella del Battista anche nella posizione del pollice e dell'indice) regge un grosso volume che, poggiato sul fianco, simboleggia certamente la sua Apocalisse, i Vangeli e le Epistole. Ricercato è il drappeggio della tunica e del manto. 




domenica 30 aprile 2023

lunedì 24 aprile 2023

IL TRITTICO DI GAGINI A VIBO VALENTIA


Il trittico rinascimentale di Antonello Gagini che è custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca. 
Il trittico del 1524 è composto da una ordinata cornice architettonica in marmo scuro con colonne corinzie, che inquadra tre nicchie dove trovano posto, da sinistra a destra, le statue di San Giovanni Evangelista, della Madonna delle Grazie e di Santa Maria Maddalena. 
Nel particolare la Maddalena è meravigliosa. Si presenta sorretta dai putti che la proiettano verso l'ascensione. È considerata un capolavoro assoluto. 
In questi giorni di festa girate e visitate la Calabria: è meravigliosa e custodisce opere stupende. 










riferimenti:

venerdì 7 aprile 2023

LA PIETÀ DI GAGINI - SOVERATO


La Pietà è una scultura di Antonello Gagini datata 1521, custodita nella chiesa di Maria Santissima Addolorata di Soverato situata nel borgo della Città. È un esempio di arte rinascimentale, una scultura in marmo bianco con la Vergine Maria che porta in grembo Cristo deposto dalla croce. 

L’opera fu commissionata il 26 settembre del 1521 da Giovanni Martino D’aquino, che chiese al Gagini di scolpire la sua opera più “bella ed eccellente”; all’artista veniva richiesto di realizzare una scultura in marmo bianco che misurasse 155 cm (6 palmi), con al centro San Tommaso D’Aquino che calpestava Averroè (il più importante filosofo arabo del medioevo). Il risultato soddisfò e superò le aspettative: il volto della Madonna esprime una sofferenza più umana ed intensa rispetto alla rappresentazione di Michelangelo, dove la madre di Cristo, dal volto decisamente più giovane, lascia trasparire un dolore contenuto, caratterizzato da un’aura di serenità.

Originariamente il capolavoro fu destinato alla chiesa del convento di Santa Maria della Pietà di Petrizzi, che però venne coinvolto nel distruttivo sisma che mise in ginocchio l’Italia meridionale nel 1783. Un carro trainato dai buoi trasportò il gruppo marmoreo deturpato nella Soverato Superiore, dove venne pitturato con l’apporto di macchie di sangue sul Cristo.

Canta leggenda che per ottenere la statua il beato Zumpano facesse riemergere dallo Stretto di Messina un blocco di marmo che vi era affondato in un nubifragio, e convertisse cosi il padrone della nave.











data visita: 25 marzo 2023

Riferimenti:

visita di Vittorio Sgarbi 
02 giugno 2022


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venerdì 24 marzo 2023

RAPPRESENTAZIONI


dell'amore non ci può
essere una definizione
ma mille sono le rappresentazioni:
come quella di una madre
che allatta il proprio bambino.

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giovedì 23 marzo 2023

RUDERI CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA


La chiesa di San Giovanni Battista, adiacente a San Giovanni di Sambatello, ha origini molto antiche e travagliate e solo per questo andrebbe tutelata.
Durante le mie piccole erranze vengo generalmente investito da due emozioni contrastanti: la meraviglia e la rabbia. La meraviglia è uno dei sentimenti più nobili, è la capacità di meravigliarsi che ci ha reso quelli che siamo. L'opposto è il fondamentalismo che vuole abolire la meraviglia e ci vuole tutti uguali. Quindi godo nel meravigliarmi di un campanile o di un abside, di un rudere o di una lastricato. L'altro sentimento è la rabbia per lo stato di abbandono e disinteresse. Credo che nella storia di questo paese un periodo di così immensa decadenza culturale e morale non sia mai stato raggiunto. 
Una chiesa che ha origini nel XII sec è immersa in un vigneto! Sulla parete a sud è stata impiantata una tettoia per la raccolta dell'acqua di servizio alle colture di fave. Praticamente quasi inaccessibile a causa di rovi, sporcizia e spazzatura. 
E' necessaria una rinascita culturale che avvenga il più presto possibile altrimenti saremo destinati all'imbarbarimento completo; e un popolo imbarbarito e quindi fondamentalista è capace di fare qualsiasi cosa.








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CHIESETTA MADONNA DELL'ABBONDANZA (SAN LEO)


Poco prima di raggiungere la chiesa parrocchiale di S.Leo, sul lato destro della carreggiata si scorge la facciata di una chiesetta (dedicata alla Madonna dell'Abbondanza) con un pregevole portale di ingresso in pietra tufacea intagliata, sormontato da una finestrella ad arco ribassato racchiusa da una cornice sempre in pietra. A prima vista sarebbe una delle solite chiesette patronali dei cosiddetti "gnuri", apparteneva infatti alla famiglia Donato ed era di competenza di Villa Accurso. Guardando con attenzione il prospetto, si scorge in alto una croce, in pietra tufacea con una data: 1712. Un'altra annotazione riguarda la scritta che si legge sulla trabeazione: "Pura Purissima/ Pia/ Miseris Miserere/ Maria", che denota una profonda umiltà della gente di S. Leo. E' l'invocazione degli umili di cuore, di coloro che sanno di non avere niente, di non godere di protezioni sulla terra e si affidano alla misericordia della Madre Celeste, sicura Protettrice. Dopo circa 280 anni dalla sua costruzione, nel 2005 la chiesetta è stata distrutta da un incendio di entità sconosciuta che l'ha smembrata della sua originaria bellezza. 


riferimenti:
Libro: C'era una volta Pèllaro - Salvatore D'Aleo






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FONTANA DI LUME

In loc. Lume sorge, di fronte alla chiesa del Carmine, la bellissima fontana inaugurata nel 1900 dall'allora sindaco del comune di Pellaro, Domenico De Paula (come riportato anche nella pergamena dei sindaci che attualmente è conservata presso il centro civico Cardea https://francescodaleo.blogspot.com/2022/05/sindaci-di-pellaro.html). 

La fontana, l'unica rimasta in funzione sul territorio di Pellaro, rappresenta una testa di leone dalla cui bocca fuoriesce il cannello. Una targa nelle parte superiore riporta l'esecutore dell'opera e l'anno di realizzazione. 

 




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sabato 18 febbraio 2023

NOI LAZZARONI


“Ti sollecitano ad entrare nell’ingranaggio: non desideri che guadagnare, e la sera sei così esausto, che non hai voglia di sfogliare neanche il giornale. Insomma hanno scoperto il lato debole dell’ uomo che alla vista del guadagno profumato tralascia ogni altro valore. Davanti al danaro non c’è Dio che regga; non ci sono partiti e ideali.”

Questo è il libro di Strati che mi è piaciuto meno. È difficile rimanere soddisfatti dopo Tibi e Tascia o Il selvaggio di Santa Venere. Rimane, tuttavia, un romanzo da leggere per capire le condizioni e i difficili rapporti di inizio secolo in Calabria. 

Strati è uno degli intellettuali più grandi del ‘900 troppo poco conosciuto e per nulla studiato. 

ps: ho letto su kindle ma per tutti i bei libri compro sempre il cartaceo.







venerdì 7 ottobre 2022

ERRANZA: CIMINA' - MONTE TRE PIZZI

In una calda giornata d'autunno sono tornato a camminare. Da oltre due mesi ero fermo, varie le ragioni. Ho scelto, assieme ad Antonio, un percorso abbastanza conosciuto, nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte: dal paesino di Ciminà alla cresta di Monte Tre pizzi, cima che sovrasta il piccolo agglomerato di case. Ciminà è un paesino d'altri tempi con poco più di 500 abitanti ed è lì, proprio da una delle sue piazze, che parte il nostro sentiero. Percorso poco più di un km la strada asfaltata si perde su un fondo ciottoloso che diventa sterrato e poi sentiero tra gli elci. Il sottobosco profuma ora d'erica, lì dove il sole ruba spazio alla vegetazione, ora di cisto. I ciclamini sono in fiore e nel monotono colore del sottobosco si autodenunciano con i loro colori pastello. Rivoluzionari. Noi, silenti erranti passo dopo passo ci fondiamo con questa natura madre e matrigna. Entriamo in valli umide come vulve che trasudano humus di vita. Lì dove l'acqua zampilla ecco felci, muschi, epatiche, piccoli insetti che danzano furiosi allo scrosciar del salto di minute rane che solo da qualche giorno hanno conquistato l'aria, prima prigioniere del mondo acquatico. Riprendiamo il cammino dopo la breve e rigenerante sosta: la salita è erta. Erriamo tra foreste di arbuti con le bacche rosse e succose di cui ci nutriamo quasi fossimo ospiti di un banchetto organizzato da elfi e gnomi. Camminiamo ancora tra elci e corbezzoli fin dove la macchia si perde, muore, scompare e lascia spazio solo alla roccia nuda: siamo sui tre pizzi. La discesa si presenta sin da subito difficoltosa a causa del fondo composto da pietrisco sdrucciolevole; Ciminà è lì sotto di noi e la sola cosa che possiamo fare e fare attenzione a non scivolare. Poco più di 20 minuti e abbiamo perso oltre 400m di quota, siamo letteralmente precipitati sul piccolo paese, stanchi ma pieni di bellezza che i nostri occhi mortali hanno avuto il coraggio di rubare alla Dea immortale. 











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