venerdì 24 luglio 2026

25 LUGLIO 1943


Il 24 luglio a Roma intorno alle 17, quando si riunì per l'ultima volta il Gran Consiglio del Fascismo, c'erano 33°C, i gerarchi indossavano la sahariana in orbace. Nella notte del 25 luglio, con l'ordine Grandi, finivano 21 anni di regime. Un regime mostruoso che non solo aveva impoverito la popolazione, ma l'aveva catapultata in una guerra di distruzione e morte, ungendosi nel '39 della tremenda onta di aver firmato le schifose leggi razziali, con le quali una parte degli italiani venne ritenuta indegna della vita.

Nessuno può rimpiangere il regime fascista. Nessuno che viva, oggi, in un paese come il nostro; ma chi identifica il Fascismo con il regime fa non solo un errore storico ma soprattutto filosofico.

Moriva, per fortuna, il 25 luglio del 1943 il regime, ma sopravviveva l'idea. Quella stessa idea, che era stata corrotta, ma che dopo essere stata nel ventre dell'R.S.I. si partorì, nel 1946, con l'M.S.I. Oggi, quella stessa idea pragmatica e filosofica è ancora viva ed arde forte e fiera. Noi siamo quell'idea sociale, statale, solidale. Noi siamo quell'idea che si batte contro l'individualismo periglioso e nichilista del nostro tempo per elevare lo spirito verso qualcosa di superiore.


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fda, 2026
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[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo

PRIORITÀ


Oggi sarei dovuto essere alla bella manifestazione di pace e poesia, organizzata dall’amico Giovanni Suraci.
Ero partito di buon’ora, ma una volta arrivato mi è successa una cosa: guardandomi dentro, ho capito che lì non era il mio posto. Oggi, la mia Alice stava poco bene. Per l’amor di Dio, nulla di grave: qualche decimo di febbre e un po’ di congiuntivite, come spesso accade ai bimbi piccoli.
Ma oggi il mio posto era vicino a lei. Anche se per poco. Così, appena arrivato ho inviato un sms con le mie scuse a Giovanni e sono tornato indietro, a casa dalla mia bimba.
La poesia forse non è nel luogo in cui è il nostro cuore? Esiste un luogo giusto e uno meno giusto dove essere? Sì. Esiste. Vi lascio qui la poesia che avrei dovuto declamare:

Questa è la vita
e questa è la morte,
quello che saresti potuto essere
e quello che non sarai mai.

il caldo della culla
e il freddo del nulla,
un ballo, un riso e un canto

invece per me
sei stato solo un soffio,
un lungo e solo pianto.

Sono certo che i miei amici poeti, che tanto mi avrebbe fatto piacere rivedere, mi perdoneranno e capiranno.


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fda, 2026
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POCHEZZA INTELLETTIVA


Un pomeriggio estivo.
C’è una pochezza intellettiva (soprattutto a destra) che fa paura. Me ne dolgo ma è così.


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fda, 2026
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domenica 19 luglio 2026

INTERVENTO A LAMEZIA 11 LUGLIO FN


Ringrazio di questo spazio e mi associo ai ringraziamenti di quelli che mi hanno preceduto. In questo breve intervento non vi parlerò di Dio, Patria e Famiglia, questi sono concetti che se siamo qui tutti abbiamo metabolizzato, fatto nostri e che condividiamo nelle loro linee fattuali.

Io vi parlo di Calabria, e comincio con una frase: “...chi ha è, ma anche chi sa è, anzi oggi chi sa è di più...” Saverio Strati, Il selvaggio di santa venere. Ecco, noi dobbiamo puntare su una cosa e una soltanto perché da questa deriva poi tutto il resto e anche il Dio Patria e Famiglia che ci sta tanto a cuore: la cultura.

E la cultura è conoscenza del territorio. I nostri paesi, no borghi, ma paesi. È dai paesi che dobbiamo ripartire! E la nostra provincia non è solo bronzi o villa romana di casignana ma è l’ulivarella, è Demetra la quercia più vecchia del mondo che insiste in aspromonte, è l’unica popolazione di camaleonti allo stato selvatico, è Pentedattilo, Masella, la Petrosa di Villa Repaci, le grotte di tremusa. È da lì che dobbiamo ripartire. E non con la “restanza” un termine inutile pensato per chi “ha”, bisogna ripartire con un concetto questo chiaro a tutti: remigrazione intesa nel verso senso del termine come immigrazione di ritorno. Noi dobbiamo rendere i nostri paesi attraenti per far ritornare quanti dei nostri concittadini per bisogno o scelta sono dovuti andar via. Noi dobbiamo aspirare che i calabresi remigrino in calabria e la facciano grande!

E come lo facciamo? Lo facciamo partendo dalla cultura perché un popolo colto sa “coltivare”, sa capire, sa interpretare il mondo e sa dare il proprio contributo alla propria terra. Un popolo colto non parte, ma s’inventa. Investe.

Investiamo in biblioteche e librerie ad esempio.
La città metropolitana di Reggio Calabria: 97 comuni, il più piccolo è Fiumara 7kmq, il meno popoloso Staiti 131 abitanti. Su 97 comuni solo 35 hanno una biblioteca pubblica, solo 20 hanno biblioteche accessibili, solo Reggio ha una biblioteca moderna. Sapete quante librerie ci sono: 25 di cui 18 a Reggio e 7 nei restanti 96 comuni.

Distribuiamo libri, fanzine, creiamo gruppi di lettura, circoli culturali, creiamo la nuova classe dirigente partendo dalle nostre radici che non è vero che sono solo quelle greche ma sono quelle che si affondano in Leonida Repaci, Saverio Strati, Mario La Cava, Fortunato Seminara affinché quello che disse un altro Fortunato (Giustino) “...la Calabria è quello sfasciume pendulo sul mare…” non sia più!

E chiudo.
Un altro fondamentale motivo perché dobbiamo investire in cultura è la cultura unisce, non divide. Anche se abbiamo idee diverse se abbiamo la cultura non saremo mai nemici. La cultura unisce e l’unità marcia insieme. Dobbiamo dimostrare di marciare insieme perché solo così potremo costruire! Forti! Vincenti! Veri! Calabresi.





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fda, 2026
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mercoledì 15 luglio 2026

MOTI DI REGGIO


Nell’anniversario della rivolta dei moti, l’ultima volta che lo stato usò i carrarmati sul suolo italiano, è doveroso essere sinceri senza riempirsi la bocca di grosse parole.
 
Le generazioni successive non sanno cosa siano stati davvero i moti. Noi possiamo solo leggere, tentando di capire ma senza la garanzia di riuscirci. Perché, forse, anche molti di quelli che piazzavano barricate o bombe, non ne conoscevano il reale motivo.
 
E oggi che rimane? Rimane la cronaca di quel tempo passato, la commemorazione, ma siamo sinceri: quel tempo è finito come quegli stessi attori, oggi per lo più ottantenni che tante, troppe volte si ergono a eroi (da soli) ma senza patria e senza gloria.
 
Costruiamo sulla nostra storia, ma guardiamo avanti perché avanti sta il futuro e non dietro le spalle.


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domenica 12 luglio 2026

POESIA PER TE


guardo Roberta prendersi cura di Alice
in questo eterno ritorno dove la cura è genitrice di cura
e sulla sua pelle di bambina, imperlata sotto al sole,
io trovo il seno nutrice del mondo.
 
e mentre Sasà capriola inseguendo le proprie fantasie,
in me tutto gira e si restringe, poi si espande di nuovo,
nel battito frenetico che sento,
essere io il mio tempo che tutto scorre...
mi gira e vortica la testa, evado e mi allontano.
 
in tutto questo che mi è stato regalato
senza che io abbia fatto nulla per meritarlo.

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fda, 2026
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sabato 11 luglio 2026

TAGLI ALBERI PELLARO


Ieri nella cornice di Palazzo San Giorgio, l’On. Cannizzaro assieme al vicesindaco e ai tecnici comunali hanno incontrato alcuni rappresentanti di associazioni del territorio, tra cui me, per un tavolo tecnico di confronto sul taglio degli alberi di trav. D e via Rimembranze.

Da quanto evidenziato dai tecnici, agronomi e forestali, nonché dai pareri della sovrintendenza è chiaro che non è possibile una soluzione di mantenimento per i platani, inseriti in un contesto del tutto denaturalizzato, e divenuti troppo grandi (sono alti 22m) anche per un eventuale ricollocamento. Inoltre, la forte capitozzatura del fusto (già fatta) indebolirebbe non solo la pianta in sé ma anche gli eventuali ricacci sarebbero più deboli. Per i frassini di via Rimembranze appare chiaro ed evidente che molti sono, oramai, compromessi (visti gli enormi corpi fruttiferi fungini dispersi su gran parte dei fusti).

Ho proposto, al di là di sterili polemiche, che al posto degli alberi di San Bartolomeo vengano impiantati anche nella traversa D degli allori (alberi dal forte valore simbolico) che tra l’altro andranno a sostituire i frassini di via Rimembranze. Ho anche proposto, in separata sede, che vengano realizzati dei tondelli di legno, dal fusto dei frassini (ove possibile), da posizionare nelle scuole, negli asili e al municipio di Pellaro, come forma di ricordo identitario del territorio. Inoltre, propongo (e sono disposto a pagarla io) che venga, dal ceppo di un platano, realizzata una scultura di legno che richiami proprio l’identità di Pellaro e ne restituisca la memoria collettiva.

Perché, alla fine non si può essere sempre ostativi: “no no no”, ma di fronte ad evidenze “scientifiche” si deve fare un passo indietro. Ma facendo un passo indietro ne possiamo fare 10 avanti portando un po’ di bellezza, buon gusto e senso estetico lì dove adesso, forse, ce n’è poco.



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fda, 2026
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