mercoledì 18 ottobre 2017

Ognuno di noi è Pino o Quercia, non si può essere entrambi - Frammenti 2.0

Ho vissuto anni in una casa non mia ma sentendola tale ed è così che si cresce, già sapendo che prima o poi te ne dovrai andare, lontano.  Nascere in certi luoghi è una malattia. All’inizio non te ne rendi conto, quando sei ragazzino, i profumi, i colori, il mare, il verde e il giallo delle tue montagne ti entrano dentro, piano piano, e poi lì quando meno te lo aspetti, come un cancro comincia ad eroderti dentro non appena ti allontani. 

Non te ne accorgi subito; la melanconia caratteristica dei calabresi di fine ‘800 così arresi agli eventi del tempo, a quel fatale destino che li vedeva prigionieri della loro terra adesso pervade chi da questa terra deve andare via. 

La mia vita è cambiata così in un lampo, il cane, la nonna, mio fratello, la piccola casa a l’ultimo piano di uno stabile affacciato sullo stretto e poi il campanile della chiesa, il vecchio campo di calcio, il negozio di motorini, la strada principale, un via vai di macchine, moto, biciclette. Mi affacciavo e rivedevo tre bambini rincorrersi con le biciclette Atala, rossa, blu e gialla regalate dal nonno. 
Poi tutto cambia. 

Adesso ho una casa grande il doppio, un gatto, una bici elettrica, mio fratello lontano e mia nonna che non so nemmeno dove sia. E’ cosi la vita, diceva mio nonno: “mi è passata e nemmeno me ne sono accorto”. Poi è morto. E poi si muore. 

Gli uomini sono come gli alberi: ci sono i Pini che hanno radici superficiali, spaccano l’asfalto e creano bozzi, sfasciano e crepano i muri ma se il vento è forte non possono reggere al lungo e cosi si piegano e cadono. Poi ci sono le Querce che non minano l’asfalto e non screpolano i muri ma hanno radici profonde e resistono, resistono, resistono alle tempeste. Li ritrovi lì, rinnovati, magari con qualche foglia in meno ma a casa loro. 

Ognuno di noi è Pino o Quercia, non si può essere entrambi. 
E questa terra bastarda ha bisogno, ingrata e maledetta che ti fa innamorare ma ti rigurgita via, quasi a volersi tenere il peggio, chi gli fa male. Questa terra infame vuole Pini perché li può piegare, inclinare e uccidere, non vuole le Querce. 

Io sono Quercia. 



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18 Ottobre 2017
Pellaro

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