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domenica 23 marzo 2025

MADONNA CON BAMBINO DEL LEANDRO


Oggi, finalmente sono riuscito a vedere la bellissima statua del '500 della Madonna con Bambino custodita nella chiesa del Leandro.

La Madonna con Bambino rappresenta un fulgido esempio di arte rinascimentale, attribuita allo scultore Giuseppe Bottone (lo studioso Pasquale Faenza la attribuisci a Giovan Battista Mazzolo mentre le scene dello scannello al figlio Giovan Donemico), attivo nel XVI secolo. Purtroppo l'illuminazione blu elettrico è terrificante, kitsch.

Il santuario, situato in contrada Oleandro, affonda le sue radici in un passato remoto, risalente al periodo bizantino. Questo luogo di culto, immerso in un paesaggio di suggestiva bellezza, ha attratto nei secoli pellegrini e fedeli, desiderosi di venerare la Madonna dell'Oleandro e di ammirare le preziose testimonianze artistiche ivi conservate. Oltre alla statua principale, il santuario custodisce due tronchi di colonna di epoca bizantino-normanna, un'effige della Madonna del Leandro e un'acquasantiera del 1667 (purtroppo poco valorizzata).

Il nome "Madonna dell'Oleandro" trae origine dalla contrada in cui sorge il santuario, un toponimo che evoca la presenza diffusa di questa pianta nella zona. Sebbene non vi sia un legame diretto tra la Madonna e l'oleandro nel significato simbolico o religioso.

Alcuni vangeli apocrifi riportano che l'oleandro è legato alla figura di San Giuseppe, il cui ramo secco fiorì miracolosamente, indicandolo come sposo prescelto di Maria. Questa leggenda, che ha valso all'oleandro l'appellativo di "mazza di San Giuseppe", potrebbe aver alimentato un senso di rispetto e timore reverenziale verso la pianta, associandola a un'idea di sacro.










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FDA, 2025

https://francescodaleo.blogspot.com/

Opera concessa in licenza:
Attribuzione-NonCommerciale-NonOpereDerivate 4.0 Internazionale
CC BY-NC-ND 4.0
https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/deed.it

sabato 23 novembre 2024

MADONNA DEL PILERIO DI GAGINI - SINOPOLI


Madonna del Pilerio o della Neve (1508) è un'opera di Antonello Gagini che è possibile vedere presso la chiesa Maria SS delle Grazie a Sinopoli. È una delle più belle opere di Gagini.


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venerdì 6 ottobre 2023

MUSEO REGIONALE DI MESSINA


La ricerca estenuante della bellezza ha un solo fine: la bellezza stessa. Il Museo regionale di Messina conserva opere di assoluto ed unico pregio. Su tutte spiccano i due dipinti del Caravaggio: La Resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei Pastori a cui è dedicata una sala a parte. Infatti, comodamente rilassati sui divanetti messi a disposizione, ci si può immergere in quelle atmosfere surreali, un misto di mitologia e cristianità. Moltissime altre opere trovano locazione nelle vaste sale museali, per lo più si tratta di dipinti e pale d'altare a cui si sommano sculture di assoluto pregio. 


















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lunedì 25 settembre 2023

TRITTICO DI GAGINI A GALATRO

Il trittico si trova nella chiesa di San Nicola nella parte alta del paese di Galatro. Facilmente raggiungibile in macchina.

Le statue che compongono il trittico, da sinistra a destra, raffigurano San Giovanni Battista, Santa Maria della Valle e San Giovanni l'Evangelista. Giovane abbastanza forte, ben conformato nei particolari somatici e perfetto nelle proporzioni anatomiche, appare il Battista. La pelliccia che lo copre dall'addome fin sopra le ginocchia ricorda la prima giovinezza del Santo allorché abbandonò la seducente mondanità per la solenne quiete delle selve e per le convinte predicazioni. Sereno nel volto, il Battista con ambo le mani regge il libro che ha poggiato sul fianco sinistro mentre ha lo sguardo fisso verso un punto lontano. L'artista ha, forse, voluto fermare nel marmo l'espressione che il Battista aveva nel momento in cui è andato incontro al Divin Nazareno. Un agnello, appena sbozzato, è sul lato sinistro del basamento.

Nella nicchia centrale è la Vergine col Bambino a cui, in onore del Vescovo-mecenate fondatore della Chiesa, è stato dato il nome di Santa Maria della Valle. La figura della Madonna - col volto piccolo, dolce, dalla fronte ampia e luminosa, con sopracciglia appena accennate, le palpebre chinate, quasi a velare lo sguardo, un lieve sorriso che non schiude le labbra ma che fa intravedere una infinita pace interiore - appare quanto mai delicata.

Dal centro della fronte due ciocche simmetriche di ondulati capelli si dipartono, incorniciando il volto, mentre il capo è coperto dal velo che scende sulle spalle e che le fascia, fino a lasciar congiungere i lembi sotto i piedi del Bambino, che sorregge sull'avambraccio sinistro. Il Bambino Celeste, completamente nudo, alza il braccio destro benedicente verso la folla. La statua poggia su uno scannello esagonale a facce rettangolari. Tre di queste facce sono istoriate da altrettanti bassorilievi.

Nel primo, quello centrale, è rappresentata la nascita di Gesù (con la stalla, Giuseppe e Maria, un pastore sull'estrema destra, le pecore, l'angelo, l'asino, il bue e, naturalmente, adagiato sulla paglia, il Redentore Neonato). Sul lato sinistro c'è l'Annunciazione: un angelo si genuflette con un giglio in mano; sul lato destro è, invece, raffigurata la Madonna che, inginocchiata, riceve lo Spirito Santo sotto le allegoriche sembianze di una colomba.

L'ultima statua, quella di San Giovanni Evangelista, è sicuramente la più importante e la più riuscita dal punto di vista artistico. Robusto e forte, l'Evangelista lascia trasparire il travaglio interiore attraverso alcuni dosati colpi di scalpello che sembrano abbiano scavato il volto. Con la testa leggermente chinata e girata verso destra, il Santo fissa il suo pugno chiuso. Perchè? Riteniamo che in quella mano San Giovanni reggesse una croce e sollevandola in maniera decisa, a quanti si accostavano a lui per sentire la parola evangelica, la mostrasse come la bandiera della nuova Fede. Per questo, a guardar bene, nei suoi tratti somatici sembra leggere l'invito a seguire quella croce che, sul Golgota, è diventata il simbolo di un grande olocausto. (Se la nostra intuizione è fondata, non riusciamo a spiegarci il motivo per il quale, dopo il terremoto del 1783, nessuno abbia più provveduto a rimettere nella mano del Santo Evangelista una croce di legno!). La mano sinistra (assai simile a quella del Battista anche nella posizione del pollice e dell'indice) regge un grosso volume che, poggiato sul fianco, simboleggia certamente la sua Apocalisse, i Vangeli e le Epistole. Ricercato è il drappeggio della tunica e del manto. 




venerdì 7 aprile 2023

LA PIETÀ DI GAGINI - SOVERATO


La Pietà è una scultura di Antonello Gagini datata 1521, custodita nella chiesa di Maria Santissima Addolorata di Soverato situata nel borgo della Città. È un esempio di arte rinascimentale, una scultura in marmo bianco con la Vergine Maria che porta in grembo Cristo deposto dalla croce. 

L’opera fu commissionata il 26 settembre del 1521 da Giovanni Martino D’aquino, che chiese al Gagini di scolpire la sua opera più “bella ed eccellente”; all’artista veniva richiesto di realizzare una scultura in marmo bianco che misurasse 155 cm (6 palmi), con al centro San Tommaso D’Aquino che calpestava Averroè (il più importante filosofo arabo del medioevo). Il risultato soddisfò e superò le aspettative: il volto della Madonna esprime una sofferenza più umana ed intensa rispetto alla rappresentazione di Michelangelo, dove la madre di Cristo, dal volto decisamente più giovane, lascia trasparire un dolore contenuto, caratterizzato da un’aura di serenità.

Originariamente il capolavoro fu destinato alla chiesa del convento di Santa Maria della Pietà di Petrizzi, che però venne coinvolto nel distruttivo sisma che mise in ginocchio l’Italia meridionale nel 1783. Un carro trainato dai buoi trasportò il gruppo marmoreo deturpato nella Soverato Superiore, dove venne pitturato con l’apporto di macchie di sangue sul Cristo.

Canta leggenda che per ottenere la statua il beato Zumpano facesse riemergere dallo Stretto di Messina un blocco di marmo che vi era affondato in un nubifragio, e convertisse cosi il padrone della nave.











data visita: 25 marzo 2023

Riferimenti:

visita di Vittorio Sgarbi 
02 giugno 2022


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domenica 21 agosto 2022

I BRONZI NON APPARTENGONO A REGGIO


I Bronzi non appartengono a Reggio, come nessuna opera d’arte appartiene ad un luogo. I Bronzi sono beni collettivi e dunque movibili. È indubbiamente una sciocchezza pensare che statue rimaste sott’acqua 2000 anni debbano, adesso, essere mantenute in un apposito microclima. Anche se questo fosse, sono sicuro che ci sono i mezzi per ricrearlo anche altrove.
Oltre il 60% dei reggini non ha mai messo piede al museo e mai visto le due statue. I riggitani si comportano nei confronti dei due guerrieri come fanno con ogni cosa: “non io, ma se tu lo fai allora non va bene”, manifestando un interesse solo per mero senso di possesso. La verità è che: non frega nulla al 90% dei cittadini, come non frega nulla che la città versi in condizioni pietose e vergognose. Questo dipende da due fattori: il 90% non capisce nemmeno di cosa di discute, il restante 10% è sempre contrario a tutto. 
Apparirebbe anzi, logico e doveroso, spostare le numerose statue rinascimentali disperse in tutta la provincia, per di più in paesini popolati da una manciata di vecchietti. Spostarle in città, valorizzarle e farne un museo. Sono sicuro che i tanti amanti dell’arte (quanti di questi sono stati a Podargoni ad ammirare la Madonna del Bosco di Bonanno?) che in questi giorni pubblicano post a iosa, sarebbero felici di vederle.

MADONNA DEL BOSCO, RINALDO BONANNO XVI SEC.

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venerdì 17 giugno 2022

GRUPPO MARMOREO DE "L'ANNUNCIAZIONE" DI GAGINI

Abbiamo visitato il bellissimo gruppo marmoreo di Antonello Gagini, opera che si trova collocata in una nicchia laterale della Chiesa di San Teodoro Martire di Bagaladi (Aspromonte). Il gruppo marmoreo, risalente ai primi anni del 1500, rappresenta un meraviglioso esempio del periodo rinascimentale calabrese. A colpire sono i capelli riccioluti dell’angelo il quale appare inginocchiato di fronte alla Vergine il cui sguardo, dall’alto in basso, cattura lo spettatore, lo ipnotizza, lo trascende. La mano risulta poggiata sul ventre, quasi a sincerarsi di quanto l’angelo le sta rivelando. Dei colori originali rimane ben poco: qualche traccia di blu nelle pieghe dell’abito della Vergine e qualche accenno di rosso visibile all’altezza dei piedi dell’angelo. Di particolare interesse e bellezza sono gli scannelli esagonali lavorati solo su tre facce e il bassorilievo di Dio Padre benedicente.







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domenica 12 giugno 2022

MANIFESTO DELLA BELLEZZA

Abbiamo bisogno di un manifersto della bellezza, un manifesto contro il brutto. Ultimamente si assiste a un lento e logorante tentativo di far passare il brutto, l'incompiuto, lo schifo come qualcosa di intimamente collegato al paesaggio. Non cascateci, non è così. E' il gioco degli amici di coloro che ha ridotto la città così. Contro lo scempio che ci circonda: spazzatura, dissesto, abitazioni incompiute, povertà culturale rispondete con la bellezza. Rispondente con la cultura. Portateli a visitare il gruppo marmoreo de "L'Annunciazione" di Antonello Gagini, XV-XVI sec. nella chiesa di San Teodoro Martire a Bagaladi (Aspromonte). Ci sarà chi rimarrà senza parole e chi cercherà un bar nelle vicinanze: sappiate scegliere con chi accompagnarvi.






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