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lunedì 29 giugno 2026

TU NON TI RICORDI


Tu non ti ricordi,
ma in quel tempo
che ancora non era
io già ti amavo,
di un amore smisurato.

E se domani, tremendamente,
dovessi dimenticarmi
di quello che è stato,
tu stringimi la mano
e dimmi: “babbo, tu mi hai amato”.


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fda, 2026
https://francescodaleo.blogspot.com/
[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo

venerdì 19 giugno 2026

VIOLENTA PERCHÈ BRUTTA


"Violenta perché brutta, e come tutte le brutte profondamente insoddisfatta". Io sto con Michele Mari. Finalmente il finto buonismo e il falso perbenismo stanno finendo.

Queer e Woke ci hanno fatto sentire in colpa di fronte al banale. Che un grasso e sporco sia poco edificante da guardare. Soprattutto le donne grasse con loro i capelli unti e di quattro colori, volevano impartirci un modello di vita malsano.

Finalmente, adesso, da più parti è partita una controrivoluzione. Viva la bellezza, viva la salute. Viva l'estetica d'Annunziana, viva il Futurismo.

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fda, 2026
https://francescodaleo.blogspot.com/
[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo

lunedì 8 luglio 2024

DAL BELLO AL BRUTTO: UN'ANALISI FATTUALE


Cari amici,
come siamo passati dall’esaltazione estetica in ogni forma alla bruttura diffusa e malata? Sicuramente qualcuno ha interpretato male Le Corbusier ma questo non basta a spiegare tanto squallore. La spiegazione è più fine e purtroppo dolorosa.

Il boom economico del dopoguerra ha comportato l’impiego dei ceti medio/bassi, prima addetti alla lavorazione delle terre agli ordini di baroni e signori, nelle fabbriche e a questo è conseguito, di fatto, l’abbandonato del senso estetico delle cose. Le classi contadine e operaie tremendamente incolte hanno, infatti, imposto una nuova forma estetica: quella minimalista, quella del brutto, dell’osceno. Gli operai rinchiusi in grigie e minimali fabbriche per 10/12 ore al giorno non potevano tollerare più il bello e lo sfarzo delle case dei signori, dei ceti agiati e quello delle chiese. Non dovevano notare alcuna differenza tra la fabbrica, le loro case minimali, spoglie, oscene e grigie e quelle dei signori o delle chiese sfarzose.

Si è così deciso, in concerto con i governi dell’epoca e con riforme discutibili, di omologare ogni cosa al grigiore della fabbrica. Così le chiese sono state spogliate delle ricche decorazioni diventano loculi in cemento grezzo, grigio e lugubri (anni ’70 e ’90). Sono spariti gli affreschi, le stoffe, è scomparso il bello estetico diffuso. Le case signorili sono state sostituite da palazzine mal rifinite e per lo più mai terminate, il mattone forato a poco prezzo era alla portata di tutti. I nuovi arricchiti dovevano dimostrare di possedere edificando piani su piani che, di fatto, sono tutt’oggi incompleti.

Le vecchie classi agiate e dirigenti sono state ora sostituiti dai nuovi ricchi, da zappatori arricchiti, da villani che intanto avevano fatto laureare i figli, per acquisire prestigio e posizione sociale, ma restando e mostrandosi pur sempre zotici, rozzi e cafoni diffondendo come un olezzo disgustoso il loro senso del brutto e contaminando, di fatto, ogni cosa.

Aggiornamento: articolo apparso su Cultura e Identità






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