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domenica 7 settembre 2025

SPADOLA (VV)


Ieri siamo stati a Spadola un piccolo centro immerso nelle Serre Calabresi. Tra le strette viuzze muschiate ci siamo immersi in un altro tempo, lento, a passo d'uomo. Lì c'è la veridicità di una Calabria autentica raccontata mille volte ma mai completamente esperita.



















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FDA,2025

[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Francesco D'Aleo

lunedì 11 agosto 2025

UNA MARCIA PER POLSI

Ci sono stato a Polsi qualche mese fa.
Lo spettro di quello che sarebbe successo riempiva già l’aria come un miasmo, il Santuario abbracciato da un manto di tela. Io l’avevo capito, l’avevamo capito. La Statua era già stata deportata. Era chiara l’intenzione. Era chiara.
Adesso si appalesa con parole di rammarico, melliflue che sottendono frasi impronunciabili, pensieri peccaminosi: lì, in mezzo alla Montagna, quella Statua non tornerà più. Spolvereranno mille scuse: le alluvioni, la strada, le frane. Non illudiamoci del contrario. E così la deportazione diventerà reale, palpabile a tutti. Il disegno dello spopolamento, dello svuotamento, della creazione di vuoti incolmabili si è svelato oggi ai più, ma non a noi che la Montagna la camminiamo.
E noi sappiamo che quando anche l’ultimo Nume tutelare verrà tradotto lontano non esisterà più un argine alla distruzione, alla menzogna, alla storia che storia non è. Il Genius loci sarà nudo, indifeso.
Ecco perché ci dobbiamo andare a Polsi, lo stesso, anche senza Statua, anche senza strada; andiamoci con le nostre gambe lungo le vie dei pellegrini da Reggio, da Cittanova, da San Luca, da Samo. Andiamoci in silenzio ma con il cuore percorso dai tumulti di mille legioni. Andiamoci al di là delle fazioni politiche, delle ideologie e delle prese di posizione. Andiamo noi popolo, intellettuali, guide, escursionisti, storici, naturalisti. Andiamoci insieme. Portiamola noi una statua, un’immagine, un’icona, un’effige. Andiamoci a Polsi, attraverso le vie del pellegrinaggio, a piedi, per non far morire Polsi e la nostra Madonna della nostra Montagna.




domenica 30 marzo 2025

UN ULTIMO SEGNO DELL'EPIDEMIA DI PESTE DEL 1743 A REGGIO?


Ad Armo, a qualche km da Gallina, insiste una pandetta settecentesca recante l'iscrizione:

D.O.M. (Deo Optimo Maximo)
REG. CAROLO VTRIVSO SICI-
LIÆ ET IERVS. REGE HYSP. (Al Re Carlo, di entrambe le Sicilie e di Gerusalemme, Re di Spagna)

INFEC (Infecondo - riferito ad un terribile evento)

SISTE ARE PVO ERECTVS E
ND DANT BORRUTO OFEL
TD BASILIO BOVA CALABRO
AD - 174(3) (Fermati, (viandante) eretto dal mio potere, e (questi) doni Borruto Ofel a Basilio Bova Calabro. Anno Domini 1743)

Nel XVIII secolo, la città di Reggio Calabria fu colpita da una delle più devastanti epidemie della sua storia. Nel 1743, la città venne colpita da una tremenda epidemia di peste, originatasi a Messina a seguito dell'arrivo di una nave proveniente dall'Oriente. Le autorità tentarono di limitarne la diffusione vietando i contatti con Messina, ma senza successo a causa del contrabbando. La prima vittima registrata a Reggio Calabria fu una ragazza, figlia di un calzolaio coinvolto nel mercato nero, morta il 7 luglio 1743.

La peste del 1743 ebbe un impatto devastante sulla popolazione reggina, decimandola e provocando una profonda crisi sociale ed economica, caratterizzata da carestia e dal declino del commercio.
L'incisione INFEC potrebbe rimandare a "infecondo", "non produttivo", "non fertile", in riferimento alla devastante epidemia di peste del 1743. Questa interpretazione, sebbene plausibile, necessita di ulteriori approfondimenti storici e linguistici.

AGGIORNAMENTO
Paolo Vita, storico ed appassionato, inviandomi documentazione preziosa circa la pandetta e le vicende storiche a cui appare collegata, la colloca sul prospetto monumentale della fontana pubblica distrutta nel 1783 dal violento sisma che distrusse Motta S. Agata (di cui Armo era casale). Pertanto l'anno riportato sembra essere il 1741 e l'interpretazione dell'epigrafe sarebbe:

A DIO OTTIMO MASSIMO
REGNANDO CARLO (III) RE 
DELLE DUE SICILIE E DI GERUSALEMME
INFANTE DI SPAGNA (EC)
QUESTA FONTE FU ERETTA A SPESE DELLO STATO
ESSENDO SINDACI DON ANTONIO BORRUTO
E DON BASILIO BOVA CALABRÒ




per approfondire:
https://www.jstor.org/stable/23237410
https://popolazioneestoria.it/article/view/966
https://francescodaleo.blogspot.com/

Opera concessa in licenza:
Attribuzione-NonCommerciale-NonOpereDerivate 4.0 Internazionale
CC BY-NC-ND 4.0


lunedì 24 aprile 2023

ERRANZA GRANDI PIETRE


Siamo tornati a camminare lungo antiche vie costellate di alberi secolari e sotto l'influsso del Genius Loci che abita il grande conglomerato. Gli ovili, i castagni, i ruderi di San Giorgio, l'erta scalata fino a Pietra Castello per ammirare il Butramo che si getta nel Bonamico, Gerace, Tre Pizzi, Antonimina e Ciminà. Montalto e i piani dello Zomaro. Tutto l'Aspromonte sotto il nostro sguardo e noi minuti e invisibili persi tra i lecci torti. Respiriamo.












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sabato 3 dicembre 2022

LA STRANA STORIA DI FRA CAPPA


Un libro da leggere d’un fiato: le avventure di un Kappa che diventa frate nel cuore dell’Aspromonte; e poi, tre amici escursionisti amanti dell’avventura catapultati nel mezzo di una malia soprannaturale; ballate in versi. Tutto questo coinvolge e strega il lettore proiettandolo in un viaggio un po’ mistico e un po’ fantastico.

giovedì 21 maggio 2020

Ritorno alla montagna: Gambarie - Nino Martino

La grande pandemia di SARS-CoV-2 ha portato via oltre 30.000 vite e la nostra normalità. Siamo voraci, dunque, di 'normalità' ed è con lo spirito degli avventurieri del XIX secolo che abbiamo affrontato la prima escursione dopo oltre 60 giorni di quarantena. Esploratori di luoghi già conosciuti ma che sembrano nuovi ai nostri occhi affamati di bellezza; quel Genius loci così ricercato e ritrovato senza sforzo nel cuore dell'Aspromonte. Attraverso il Sentiero del Brigante abbiamo affrontato l'erta scalata al balcone di Nino Martino per recitare poesie e liberarle dalla prigione della carta, regalare le parole ai refoli che sferzano nelle verdi foreste delle vette aspromontane. 





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© 2020 - Francesco d'Aleo

martedì 7 gennaio 2020

Ruderi Torre di Pellaro

Cari amici, 
dopo mesi di ricerche finalmente ho individuato quel che rimane dei ruderi della cosiddetta Torre di Pellaro. Una struttura a base quadrangolare risalente al XVI sec. e utilizzata come torre d'avvistamento (oggi all'interno è stata collocata la carcassa di un'automobile). Interessante il riferimento sulle carte IGM 25.000 dell'IGM, pochissime altre informazioni. Se qualcuno ne sa di più mi contatti.





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domenica 5 gennaio 2020

Monastero Basiliano di San Filippo Jiriti

Cari amici, 
nella mia camminata di oggi mi sono voluto spingere sino a San Filippo dove sono ancora visibili i ruderi della piccola chiesa annessa al monastero Basiliano intitolato a San Filippo d'Argirò probabilmente databile tra il X e il XII sec. E' ad oggi visibile parte del presbiterio dove è apprezzabile un frammento dell'altare (?) o forse una fonte battesimale. Il tetto, purtroppo, è totalmente crollato - ma sarebbe rimasto ben poco della copertura originaria - così come gran parte delle strutture annesse. Di fronte all'apertura d'ingresso della chiesetta è visibile un frammento di muro di cinta e parte di una colonna che con ogni probabilità è quello che resta di un portale d'ingresso appartenente all'antico monastero. Sulla colonna era sino a qualche anno fa collocato uno 'stemma' (font. locale) che sembra essere stato asportato abusivamente. La chiesetta è rimasta funzionante per i primi decenni del '900 (anni '30 - font. locale), così che molti anziani del paese vi hanno celebrato le proprie nozze. Successivamente la chiesetta è stata totalmente abbandonata e prima dell'edificazione della nuova struttura, è stata collocata, poco distante, all'interno di un edificio poi convertito in frantoio. Adiacente un enorme ulivo che vista l'ampiezza  della circonferenza del tronco è di età compresa tra gli 800 e i 1000 anni, facente parte di un filare di alberi secolari, con ogni probabilità piantata dai monaci stessi.  
Una nota interessante è che sulle cartine IGM 25.000 dell'IGM non viene segnalata la presenza di alcun rudere e non ne viene nemmeno riportato il toponimo. 








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AGGIORNAMENTO 04 GENNAIO 2020

In un successivo sopralluogo è stato possibile apprezzare la presenza di una nicchia con arco in mattoni, probabilmente facente parte del complesso monastico, oggi annessa ad una aria semi-recintata adibita a porcilaia. 




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AGGIORNAMENTO 28 MAGGIO 2022






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