Il giorno dell'Epifania, mentre esco dal portone di casa, una macchina con a bordo un uomo e una donna accosta, l'uomo lato guidatore scende e apre lo sportello posteriore depositando, come se fosse la cosa più normale del mondo, due sacchi di spazzatura.
Chiedo perché lo avesse fatto e mi dice di abitarci lì, ma io oppongo un netto "no", conosco chi ci abita e lui non ne fa parte. Obietta che ci abita la cognata(?), "Vuoi che la chiamo?" dandomi del tu senza che io lo conoscessi. "Sì", faccio "...io intanto chiamo i vigili".
Dopo aver bofonchiato qualcosa, mentre io ero al telefono con il 112, questo "signore" va in escandescenza e dopo vari improperi quasi a sfilarsi il giubbotto si avvicina a passo sostenuto minaccioso gridando "...a cu chiami? Tu non sai cu su i cristiani. Io ti ammazzo".
Arretro, mi spavento. Al telefono l'operatore comincia a dirmi "Non dica più nulla, arretri. Arretri. Stiamo arrivando". Poi sono arrivati.
So che le forze dell'ordine hanno visionato le telecamere. Io sono un po' scosso. Ho due bambini. È da tre giorni che mi chiedo: ma davvero si può minacciare di morte una persona solo perché si è stati 'ripresi' per aver gettato della spazzatura in mezzo alla strada? C'è gente che davvero pensa che due borse della 'monnezza' valgono la vita di qualcuno e la propria libertà?
Noi pellaresi dove vogliamo andare e cosa vogliamo essere? La mia famiglia si è sempre adoperata per questa periferia, ci siamo sempre esposti, abbiamo sempre portato avanti quello che pensavano sia giusto. Ma ne vale la pena? Non so, continuo a domandarmelo guardando i miei figli.
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fda, 2026
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[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo
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