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venerdì 19 giugno 2026

VIOLENTA PERCHÈ BRUTTA


"Violenta perché brutta, e come tutte le brutte profondamente insoddisfatta". Io sto con Michele Mari. Finalmente il finto buonismo e il falso perbenismo stanno finendo.

Queer e Woke ci hanno fatto sentire in colpa di fronte al banale. Che un grasso e sporco sia poco edificante da guardare. Soprattutto le donne grasse con loro i capelli unti e di quattro colori, volevano impartirci un modello di vita malsano.

Finalmente, adesso, da più parti è partita una controrivoluzione. Viva la bellezza, viva la salute. Viva l'estetica d'Annunziana, viva il Futurismo.

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fda, 2026
https://francescodaleo.blogspot.com/
[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo

lunedì 10 novembre 2025

LO SFREGIO DEL REDENTORE DI MONTALTO


Cari amici,
oggi sono stato all'evento della benedizione della nuova croce del Redentore di Montalto. Purtroppo, ahimè anche questa volta sarò una voce fuori dal coro. Scartando polemiche sterili e fuorvianti sul mio personale senso di bellezza o meno, voglio chiedere quanti voi, in giro per il mondo, hanno visto mai una statua del Cristo in bronzo che porta una croce in legno?
 
La croce originale (compare in una foto del 1938 e non in foto precedenti) era fatta in alluminio per i motivi che tutti possiamo facilmente intuire, molto leggera ed era portata dritta e non inclinata; tralasciamo però questo particolare. Ma vi pare che per posizionare una croce in legno serva fissarla con delle staffette in metallo? Ma la statua non è vincolata dalla Soprintendenza? Dal foro ben visibile, sopra la staffetta superiore non entrerà acqua che potrà arrecare danno al manufatto?

La croce è realizzata in "legno di pino canadese pathfinder", mi chiedo: ma realizzarla in legno locale, se proprio si doveva farla così? E magari posizionarla senza manomettere la statua? Insomma, io sono salito al Redentore entusiasta, sono invece sceso molto, molto per così dire perplesso.











lunedì 8 luglio 2024

DAL BELLO AL BRUTTO: UN'ANALISI FATTUALE


Cari amici,
come siamo passati dall’esaltazione estetica in ogni forma alla bruttura diffusa e malata? Sicuramente qualcuno ha interpretato male Le Corbusier ma questo non basta a spiegare tanto squallore. La spiegazione è più fine e purtroppo dolorosa.

Il boom economico del dopoguerra ha comportato l’impiego dei ceti medio/bassi, prima addetti alla lavorazione delle terre agli ordini di baroni e signori, nelle fabbriche e a questo è conseguito, di fatto, l’abbandonato del senso estetico delle cose. Le classi contadine e operaie tremendamente incolte hanno, infatti, imposto una nuova forma estetica: quella minimalista, quella del brutto, dell’osceno. Gli operai rinchiusi in grigie e minimali fabbriche per 10/12 ore al giorno non potevano tollerare più il bello e lo sfarzo delle case dei signori, dei ceti agiati e quello delle chiese. Non dovevano notare alcuna differenza tra la fabbrica, le loro case minimali, spoglie, oscene e grigie e quelle dei signori o delle chiese sfarzose.

Si è così deciso, in concerto con i governi dell’epoca e con riforme discutibili, di omologare ogni cosa al grigiore della fabbrica. Così le chiese sono state spogliate delle ricche decorazioni diventano loculi in cemento grezzo, grigio e lugubri (anni ’70 e ’90). Sono spariti gli affreschi, le stoffe, è scomparso il bello estetico diffuso. Le case signorili sono state sostituite da palazzine mal rifinite e per lo più mai terminate, il mattone forato a poco prezzo era alla portata di tutti. I nuovi arricchiti dovevano dimostrare di possedere edificando piani su piani che, di fatto, sono tutt’oggi incompleti.

Le vecchie classi agiate e dirigenti sono state ora sostituiti dai nuovi ricchi, da zappatori arricchiti, da villani che intanto avevano fatto laureare i figli, per acquisire prestigio e posizione sociale, ma restando e mostrandosi pur sempre zotici, rozzi e cafoni diffondendo come un olezzo disgustoso il loro senso del brutto e contaminando, di fatto, ogni cosa.

Aggiornamento: articolo apparso su Cultura e Identità






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venerdì 5 luglio 2024

PELLARO: IMPOSSIBILE VIVERE


Cari amici,

si fa fatica a continuare a vivere a Pellaro, un quartiere nel pieno degrado e immerso nello squallore, nella bruttura. Nel totale menefreghismo delle istituzioni e dell’incuria degli abitanti, si sopravvive annaspando, di fatto, nel guano. Sopravviviamo senza alcun servizio di base: ovunque è sporco. Certo, è ovvio che non venga pulito, è ovvio che non esistono, di fatto, cestini per la raccolta, ma è altrettanto ovvio che i cittadini sono davvero sporchi e sono i principali responsabili. Non hanno la minima cura di nulla che sia ad un cm fuori le proprie mura e onestamente credo neanche delle loro case, visto come si accontentano di vivere.

Ho difficoltà ad uscire, non interagisco quasi con nessuno. I marciapiedi, oltre che lerci (credo non siano mai stati lavati negli ultimi 50 anni) sono dissestati, sconnessi e pericolosi. Mancano le rampe di facilitazione per disabili e passeggini. Sono stretti e per lo più occupati da: autovetture in improbabile sosta con l’avantreno allocato ad ostacolare il transito per 50 dei 40cm del marciapiede; cassette e cassoni della frutta sono ovunque. I fruttaioli sono i veri padroni di Pellaro, a loro tutto è concesso.

La piazza è un rigurgito di tra il brutto e l’osceno. Una distesa di pietra grigia (ma chi la doveva vendere tutta questa squallida pietra?) in pendenza. Le aiuole, che un Renzo Piano autoctono ha riempito di brecciolino, non hanno il cordolo come risultato il pietrisco si spande ovunque. È difficile anche solo camminare, figuriamoci correre e giocare. La zona lato mare è di fatto ancora peggio. Uno scivolo è allocato sulla pietra (sempre la stessa) cosicché se mai un bimbo dovesse cadere non oso immaginarne il risultato. Le altalene sono state distrutte.

Manca totalmente il verde. I pochi alberelli, mai curati, che insistevano nelle traverse sono stati divelti e abbattuti per interessi personali (fra tutte la trav Gatto) dove, per facilitare il parcheggio delle autovetture, sono state ricoperte di cemento anche le aiuole. Non esistono panchine e luoghi di aggregazione. Non esiste un luogo della cultura. La mancanza degli alberi fa sì che si raggiungano temperature inimmaginabili. C’è terra e polvere ovunque.

Questo solo nei 150m della via principale, poi c’è la via marina e le spiagge che non sono meritevoli neanche di commento. La passeggiata è di fatto trasformata in un cacatoio per cani, le palme hanno la corona talmente bassa che è difficile il transito. Le spiagge sono inservibili a causa degli enormi ratti che vi abitano. Ci sono scarafaggi ovunque. L’area gioco di fatto è già inservibile, il ghiaietto è sparso ovunque, la spazzatura è ovunque e manca la copertura verde che potrebbe portare un po’ di frescura.

Punta Pellaro è, come ogni anno, ostaggio dei “signori” della vela. Loro sono come i fruttaioli: tutto è concesso. Sfrecciano con vele e corde tese a pochi cm da neonati ed anziani. Irrispettosi di persone e ambiente. Di fatto hanno distrutto le aree di nidificazione del fratino e stanno contribuendo alla distruzione delle stazioni di giglio di mare. Bestemmiano, imprecano e sghignazzano. Se questi sono i “turisti” che restassero a casa propria.

Le aree limitrofe a Pellaro “centro” sono ancora peggio.

Ma la cosa peggiore di tutto, che davvero faccio fatica a comprendere, sono gli amministratori comunali (eletti a Pellaro) che in odore di prossime elezioni cominciano a farsi vedere, passeggiano, si intrattengono. Sarei proprio curioso di conoscerne i discorsi e le scuse avanzate, perché sono sicuro ne abbiamo dopo 10 anni di non-governo della città.

Li vorrei interrogare e vorrei che mi aiutassero a spiegare, a mio figlio di tre anni, che non è questo il modo in cui si vive e si dovrebbe vivere. Che merita, come ogni bambino, il bello, gli alberi, una spiaggia pulita, marciapiedi e strade sicure, luoghi di aggregazione e cultura, luoghi di gioco. Gli si dovrebbe spiegare (anche a loro) che le cose non devono essere fatte per fare ma devono essere studiare e portare un beneficio collettivo. Loro dovrebbero spiegarglielo perché io sono incapace di farlo, non trovo scuse e giustificazioni perché un bambino debba crescere in mezzo a tutto questo schifo. Nessuno lo merita, figuriamoci dei bambini.

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lettera pubblicata su: StrettoWeb il 06 luglio 2024


martedì 19 dicembre 2023

LA GRANDE BRUTTEZZA (n°1)


| La Calabria è deturpata dal brutto e tutto questo altro non è che la manifestazione esteriore di anime irrisolte, villane e aride |




Loc. San Filippo, Pellaro
16 dic 2023