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martedì 25 aprile 2017
25 aprile
Quelli che chiamano i liberatori
furon stati i tuoi uccisori
ti hanno inseguita e derisa
ti hanno stuprata tra mille risa
Li han coperti di medaglie al valore
ben sapendo che non era onore,
ma solo un mucchio di gente vigliacca
solo un errore, una gran patacca
Scendevan dai monti i tuoi uccisori
armati di odio dai nuovi oppressori
bruciavan le case di chi rimase fedele
impalando i bambini sopra ogni stele
Vennero ad essere ringraziati
molti di loro anche deputati
uno su tutti assurse pubblicamente
di diventare il nuovo presidente
Furon cosi cancellate
le tue grida disperate
da quel popolo che nulla vedette
delle scorribande e delle vendette
di quel manipoli di assassini
che trucidò anche i bambini
E questa è solo una poesia
di chi non si piega all’ipocrisia
di chi non onora gli assassini
del 25 aprile degli Arlecchini.
mercoledì 19 aprile 2017
senza titolo
sei nato da un seme
portato dal vento
lì sulla collina di Spartivento
su una rupe affacciata nel mare profondo
senza sapere nulla del mondo
sognavi di crescere veloce e forte
scappar dalla roccia che ti imprigionava
[da quella roccia che t’amava]
sognavi di mondi che mai vedesti
sognavi di nuovi universi
il tempo correva troppo veloce
per un Fico d’India sognatore
t’accorgesti in un solo istante
nell’estate che non se ne andava
che al di là di ogni speranza
la tua vita ti bastava
e quella rupe che fu carceriera
svelò adesso il suo vero volto
era lì che sognavi di stare
era lì che volevi restare
fu tardi, ahimè, grande fico
mentre crescevi a menadito
mentre speravi di volare
di quando te ne volevi andare
fu cosi che si spezzò
furono le tue grandi pale
e la roccia ti liberò
nel di sotto mare abissale
mentre morivi tra le correnti
ti voltasti verso la tua rupe
vedesti scorrere torrenti
vedesti le lacrime più truci
e capisti solo allora
che colei che ti accoglieva
non ti era carceriera
ma era solo la tua dimora
portato dal vento
lì sulla collina di Spartivento
su una rupe affacciata nel mare profondo
senza sapere nulla del mondo
sognavi di crescere veloce e forte
scappar dalla roccia che ti imprigionava
[da quella roccia che t’amava]
sognavi di mondi che mai vedesti
sognavi di nuovi universi
il tempo correva troppo veloce
per un Fico d’India sognatore
t’accorgesti in un solo istante
nell’estate che non se ne andava
che al di là di ogni speranza
la tua vita ti bastava
e quella rupe che fu carceriera
svelò adesso il suo vero volto
era lì che sognavi di stare
era lì che volevi restare
fu tardi, ahimè, grande fico
mentre crescevi a menadito
mentre speravi di volare
di quando te ne volevi andare
fu cosi che si spezzò
furono le tue grandi pale
e la roccia ti liberò
nel di sotto mare abissale
mentre morivi tra le correnti
ti voltasti verso la tua rupe
vedesti scorrere torrenti
vedesti le lacrime più truci
e capisti solo allora
che colei che ti accoglieva
non ti era carceriera
ma era solo la tua dimora
martedì 11 aprile 2017
senza titolo 11/04
ripenso stasera a quello che è stato
alle carezze ai sbuffi a un bacio rubato
a quando aspettavo che il tempo passasse
per farmi portare dai tuoi baci tra mille galassie
ripenso che è ora quello che voglio
lo scrivo leggero su questo foglio
e tu, che credi che sia finita
è appena iniziata la nostra vita
guarda lontano e non ti fermare
mentre continuo ad accarezzare
sfioro le dita del nostro seme
Guarda! E’ qui la nostra speme
giovedì 30 marzo 2017
senza titolo
sulla poltrona dove tu stavi seduta
è rimasta la tua velatura
è un’impronta senza calore
che sbianca pian piano in un lieve pallore
chiudo gli occhi e ti sento parlare
da sola in quella stanza a rumoreggiare
tra le vecchie foto ingiallite
ti perdi nei ricordi di altre vite
mi chiami “francesco” mi alzo e arrivo
e mi mostri orgogliosa un vecchio spartito
mi racconti di storie di un lontano passato
di quanto maledetto con te sia stato il fato
e mentre mi racconti di quello che è stato
mi accorgo che una lacrima il tuo viso ha solcato
mi sveglio, son desto con il viso bagnato
è solo un ricordo del mio primo passato
è solo un ricordo di chi non vedrò più
sei stata la stella della mia gioventù
mercoledì 24 agosto 2016
Sul tuo corpicino
Sul tuo corpicino
stremato di stenti
si allunga l’arcigno
dalle mani cadenti
Nel tuo letto di paglia
sognavi la vita
non fatta d’argilla
ma piena di risa
Il vecchio demonio
usa il corpo
vomitando un meconio
dal pene ritorto
E mentre tu muori
destando il silenzio
si sfocano i bagliori
del tuo nuovo inferno
stremato di stenti
si allunga l’arcigno
dalle mani cadenti
Nel tuo letto di paglia
sognavi la vita
non fatta d’argilla
ma piena di risa
Il vecchio demonio
usa il corpo
vomitando un meconio
dal pene ritorto
E mentre tu muori
destando il silenzio
si sfocano i bagliori
del tuo nuovo inferno
domenica 21 agosto 2016
Senza titolo
La luna danza
funambola su un filo stellato
il tempo si ferma
in un lampo fulmineo
scende dal cielo
e mi scorre vicino
lambisce tocca accarezza
il mio corpo
sento l’ebrezza
che mi scivola addosso
[sotto la luna che abbaglia il mare
vivo la vita
e continuo ad amare]
scoppia l’effimero fuoco del fato
penetra i visceri
e trae il suo dado
cado risorgo e ancora ri-muoio
non è finita nel tuo cuor dimoro
lunedì 30 maggio 2016
pensieri opere omissioni
Nel mare rosso carminio
Ti sei perso dolce bambino
Nei tuoi occhi nero profondo
C'è l'agonia dell'intero mondo
E mentre io sto qua a guardar le stelle
Tu senti bruciare la tua pelle
Senza un nome che t'accompagni
Muori in mare tra mille compagni
Le plumbee onde ti stanno ingoiando
Mentre tu forse stai ancora sognando
Sogni quella vita che ti sfugge via
In un'infinita agonia
E mentre io, guardo il mio mare ancora un'istante
Tu muori, piccolo mio, lì, non troppo distante
30.V.2016
Ti sei perso dolce bambino
Nei tuoi occhi nero profondo
C'è l'agonia dell'intero mondo
E mentre io sto qua a guardar le stelle
Tu senti bruciare la tua pelle
Senza un nome che t'accompagni
Muori in mare tra mille compagni
Le plumbee onde ti stanno ingoiando
Mentre tu forse stai ancora sognando
Sogni quella vita che ti sfugge via
In un'infinita agonia
E mentre io, guardo il mio mare ancora un'istante
Tu muori, piccolo mio, lì, non troppo distante
30.V.2016
foto Nicolò Mazza
Reggio Calabria 29.V.2016
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