sabato 20 giugno 2026

IL SENSO DELLA FAMIGLIA


Ieri sera mentre stavo sul mio balcone a prendere un po’ di fresco, sulla sdraio, con un bellissimo tramonto sullo sfondo, i miei figli, dentro casa, si rincorrevano. Giocavano, ridevano. Poi, d’improvviso, Alice si affaccia e dice: “Ciao papà, buona serata”, con la sua voce di bambina di 2 anni e mezzo. È la sintesi della famiglia. Sta tutto lì, rinchiuso a racchiuso in quelle quattro parole. La famiglia sono le parole. Gli sguardi. Le carezze. Le risate. Noi, i sognatori di oggi, i futuristi, lottiamo per questo: per ogni risata e ogni carezza. Nella famiglia c’è tutto perché ci siamo noi e le nostre storie, con le nostre radici che o vengono da lontano o non vengono o si ancorano alla roccia o lascive sprofondano nella sabbia. 

La famiglia è il fulcro della nostra civiltà. Nei Malavoglia quello che fa più male è il rovinoso smembramento familiare, mentre il d’Annunziano Andrea Sperelli è proprio nella figura paterna (e dunque familiare) che rintraccia e riconduce l’origine dell’amore estetico. È questo il mio tempo. Il tempo della mia famiglia nel quale scorgo tracce di quel bambino che sono stato; lo vedo dentro il riflesso negli occhi di mio figlio o nel sorriso di mia figlia. Nei loro occhi e nel loro sorriso c’è anche, piccolo piccolo, il bambino che sono stato. Ma io, a differenza loro, ero un bambino che rideva poco, travolto dalle vicende della mia (allargata) famiglia. Oggi so di essere stato un bambino molto triste. 

E mi guardo. Oggi. Oggi che ho molti capelli bianchi ma gli stessi occhi di quando ero bambino e so, per certo, che questo è il mio tempo. Il tempo più bello. Il mio tempo per me e il mio tempo per loro. Hic et nunc. Poi tutto finirà.


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fda, 2026
https://francescodaleo.blogspot.com/
[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo

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