Stamattina sono stato a visitare il piccolo borgo di Podargoni e ne sono rimasto affascinato; la storia degli ultimi secoli si fonde e crea un'atmosfera unica che avvolge e strega. Passeggiando attraverso gli stretti vicoli che penetrano nel cuore profondo del borgo, tra case dirute e abbandonate si scorgono i frammenti di storie passate: una potenzialità turistica enorme.
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martedì 4 agosto 2020
LU SURICICCHIU ELETTORALE
I viri nisciri cu l’occhi chiusi
comu surici da ‘nu purtusu
e ca scusa i ‘nu cafè e ‘na parola
ti surridunu pu loro usu;
a ciauri subitu ‘a sola,
picchi ne vidisti mai pedi pedi
quandu tra ‘na fossa china d’acqua
e ‘na muntagna i spazzatura
cercavi mi rivi mi travagghji
senza mi cadi e mi rumpi l’anchi.
Ora ‘anveci che è periudu elettorale
su tutti belli boni e amici
e mi ti spillano lu to’ voto
cuminciunu cu’ proclami
su autu e motu.
“Fazzu chistu e poi chiddatru
chi fu’ finu a ora esti nu scalmanatu,
non avi idea mentre ijeu’
sugnu ‘u re du penseru meu”.
E dupu tutti sti paroli
o quagghjiu “mi po’ fa nu favuri?
Mi ricandidu. ‘U sacciu
prima era a sinistra ora a destra
ma poco ‘mporta,
tu lu sai cunta lu’ cristianu
e no li culuri ca’ sbandieramu.”
E a storia ricumincia.
Lu suricicchiu appena eletto
torna ‘nta lu’ soi purtusu
e cu parole buriusi proclama:
“i futtimmu ‘natra vota
a sti quattru cugghiuni
ora stamu pasciuti e ‘ntanati
pi’ ‘atri vinti stagiuni”.
comu surici da ‘nu purtusu
e ca scusa i ‘nu cafè e ‘na parola
ti surridunu pu loro usu;
a ciauri subitu ‘a sola,
picchi ne vidisti mai pedi pedi
quandu tra ‘na fossa china d’acqua
e ‘na muntagna i spazzatura
cercavi mi rivi mi travagghji
senza mi cadi e mi rumpi l’anchi.
Ora ‘anveci che è periudu elettorale
su tutti belli boni e amici
e mi ti spillano lu to’ voto
cuminciunu cu’ proclami
su autu e motu.
“Fazzu chistu e poi chiddatru
chi fu’ finu a ora esti nu scalmanatu,
non avi idea mentre ijeu’
sugnu ‘u re du penseru meu”.
E dupu tutti sti paroli
o quagghjiu “mi po’ fa nu favuri?
Mi ricandidu. ‘U sacciu
prima era a sinistra ora a destra
ma poco ‘mporta,
tu lu sai cunta lu’ cristianu
e no li culuri ca’ sbandieramu.”
E a storia ricumincia.
Lu suricicchiu appena eletto
torna ‘nta lu’ soi purtusu
e cu parole buriusi proclama:
“i futtimmu ‘natra vota
a sti quattru cugghiuni
ora stamu pasciuti e ‘ntanati
pi’ ‘atri vinti stagiuni”.
Pellaro,
LA PANCA DEI BIFOLCHI
Oh viandante:
a Pellaro non ci facciamo
mancare niente
il mare il sole
e tanta bella gente,
abbiamo panchine
a volontà,
ma se poi non ti puoi
sedere: 'che ci fa'?
Ad esempio al municipio diroccato
fa da contorno una panca
dove vi si siede
la gente ‘stanca’,
e tra fiumi di vino
da quattro soldi e birre peroni
ogni sera volano
sovente paroloni;
se ti capita di passare
devi farlo a distanza
per non essere travolto
da quei senza speranza,
ma stanne pur certo
che se avrai voglia e curiosità
nei caldi pomeriggi estivi
l’ilarità non mancherà,
e in quel miscuglio
di tanti volti
riconoscerai la panca
dei bifolchi.
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Pellaro,
31 Luglio 2020
"La Mafia è dentro di noi": Punta Pellaro, i Fratini e la recinzione.
Qualche giorno fa ho scritto una considerazione sull’atteggiamento di menefreghismo che permea ogni comportamento del vivere quotidiano riggitano, qualcuno ha commentato ‘la mafia è dentro di noi’ ed è a questo che ho pensato quando stamattina sono giunto in spiaggia.
Punta Pellaro da qualche anno è stata riconosciuta come luogo di nidificazione del Fratino, un piccolo uccello in via d’estinzione (areale dimezzato negli ultimi anni in Italia) che nidifica in piccole buche scavate nella sabbia, per questo un gruppo di volontari (di cui io non faccio parte e che non conosco) ha recintato una piccola area (poche decine di metri quadrati) a proprie spese e con paletti di legno e corda recanti le spiegazioni del caso, tutto questo per evitare che qualcuno possa accidentalmente (o volontariamente) calpestare le uova deposte. Bene stamattina la ‘recinzione’ lato mare era divelta e i paletti tutti arretrati sino al limite superiore. Ovviamente questo tra l’indifferenza di tutti che ahimè guardavano quasi con compassione l’unico coglione (io) che appena arrivato si è messo all’opera per risistemare (o almeno tentare di farlo) l’area.
Tralasciando le considerazioni personali (avrei solo insulti, la maggior parte dei quali nessuno capirebbe) mi risulta assai difficile che qualcuno abbia potuto agire indisturbato a ridosso di scuole di surf e lidi, e quindi per me è assai difficile pensare che non vi sia connivenza o almeno menefreghismo da parte di questi gestori che ad oggi non assicurano alcuna tutela al posto che gli porta da mangiare. Ovviamente spero di essere smentito non con le parole ma con i fatti; sarebbe bello infatti che tutti i destinatari delle concessioni si riunissero e donassero una ‘vera’ recinzione per delimitare una volta per tutte l’area. Sarebbe bello no per i volontari, no per il fratino ma per loro stessi che dovrebbero essere i numi tutelari di questo meraviglioso posto stuprato e vilipeso continuamente.
ps: al maledetto coglione che ha divelto i paletti dico che: se pensa che il problema di questa spiaggia sia la recinzione per il fratino (e no le siringhe, i preservativi, la spazzatura, i cocchi di vetro ecc) allora è più coglione di quanto penso!
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martedì 14 luglio 2020
Il piccolo Virus
Il
piccolo virus
che niente del mondo
conosceva, decise in un caldo autunno
di cambiar casa; ma mentre
preparava i suoi bagagli
qualcuno gli disse:
attento, che ti
sbagli. Ma
senza chiedere
a nessuno consiglio
decise di far un gran salto
e da un minuto pipistrello passando
per un pangolino arrivò
bellamente nelle nari
di un vecchino.
La storia
poi, ahimè la
conosciamo; ma dopo
due mesi di quarantena e 30.000
salme, son bastate due belle
giornate d’estate per
buttar tutto alle
spalle.
domenica 14 giugno 2020
Africo: l'improponibile turismo. Uno sfogo.
Oggi siamo stati in visita in uno dei paesi fantasma più conosciuti e nominati di tutto l’Aspromonte: Africo, e dopo l’ennesima insolazione e l’ennesimo calo pressorio, con estremo rammarico ma anche con assoluta certezza posso affermare che la Calabria – almeno quella Aspromontana – con la propria rete sentieristica – che ho ampiamente percorso negli ultimi anni – non offre i minimi standard di sicurezza. Assenza totale o pressoché totale di punti d’acqua, assenza diffusa di campo, sporadiche mal allestite e sporche strutture di accoglienza (con le dovute eccezioni), l’assenza assoluta di una manutenzione costante (che appare, oggi, ovvio non può essere demandata alle sole associazioni del territorio) e della pulizia delle aree più interne con il risultato che i sentieri se non sono invasi dagli sterpi risultano invasi dai rifiuti, dunque assenza di vigilanza – o almeno apparente – non solo degli enti preposti ma anche da parte dei tanti fruitori (turistici?) che oramai troppo spesso utilizzano slogan accattivanti per racimolare qualche euro; una rete stradale in poche parole: impercorribile. Il paese di Africo si presenta quasi totalmente invaso dalla vegetazione (salvo la piazza) così come buona parte del sentiero che vi conduce. Alcune delle abitazioni sono state deputate a ricovero per animali cosa che ovviamente le ha rese non visitabili. L’infinito calpestio che scende in quei pochi e sparuti ruderi, è in gran parte dissestato e l’incuria coniugata al solito menefreghismo ha generato un vilipendio di rifiuti accatastati lungo i declivi. Il vecchio cimitero, memoria e cantore del luogo è impraticabile. L’unica eccezione è la chiesa di San Leo gestita e manutenuta da un gruppo di volontari. Camminare è liberatorio, un mantra che può essere ripetuto infinite volte senza essere mai uguale a sé stesso. Ma camminare deve essere sicuro e deve dare sicurezza ed è proprio per questo che ho deciso con estremo rammarico di non camminare più, almeno per la stagione estiva, se non in luoghi che possano offrire standard minimi di sicurezza dunque sarà molto difficile tornare a camminare in Aspromonte se non per brevi puntate in specifici luoghi. Ho lasciato Africo con la consapevolezza che forse non vi tornerò più e sono a casa a scrivere questo sfogo solo grazie a Peppe, Grazia, Carmelo e Piero che erano con me e grazie alle cure di Maria.
martedì 2 giugno 2020
Fontana di Solano
Ieri in visita alla bellissima fontana di Solano fatta costruire nel 1603 da Carlo Ruffo I Duca di Bagnara, accanto alla parete esterna della sacrestia della chiesa Santa Maria delle Grazie. In alto vi è la pandetta marmorea dei gravami feudali a carico di tutti quelli che dal 1603 al 1799 sono transitati per questo passo obbligato, dell'antica via Popilia, come riportato da Vincenzo Spanò nel suo libro: La via Annia Popilia in Calabria: rilievo e ricostruzione (2009). La pandetta è forse la parte più caratteristica e ben conservata della fontana e reca scritto, tra le altre cose, che tra gli esenti dal dazio feudale vi erano le "meretrici" che potevano transitare senza dover nulla.
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