mercoledì 31 dicembre 2025

IO E TE


Il nostro è un amore intellettuale, passionale, erotico e a volte indecente. In questi tanti anni, fra alti e bassissimi, siamo sempre stati a tenerci la mano. Insieme un altro anno. 
Auguri dai D'Aleo Bonanno.

31.12.2025



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fda, 2025
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[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Archivio di Francesco D'Aleo

LA STRADA GIOVANE

Ho letto, su spunto della recensione di un amico, il libro di Antonio Albanese. Che delusione. Un romanzo di formazione -fin troppo- scolastico e a tratti scialbo. Semplice e con un lessico elementare. La storia è trita e ritrita, ma sarebbe potuta diventare interessante se solo fosse stata raccontata più profondamente. Sembra di trovarsi di fronte ad un racconto -ma, forse, lo è?- e mi chiedo: davvero @feltrinelli_editore pubblicherebbe un libro del genere da un autore sconosciuto?




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lunedì 29 dicembre 2025

FISCHIA IL SASSO

Un libro, quello di Sharo Gambino, che proietta il lettore sulle sponde dell’Ancinale, alla periferia della periferia ‘dell’Impero’. Un romanzo canzonatorio e audace, ricco e forbito sulle tracce di quell’innamoramento che inebriò milioni di italiani. Un romanzo consigliato che aiuta a conoscere maggiormente un grande intellettuale e meridionalista.



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fda, 2025
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LA BARDOT UNA SQUALLIDA ICONA


La Bardot è stata l'opposto di quello che dovrebbe essere una vera donna, ma sopratutto una brava persona. Orientata esclusivamente sulla propria persona definì il figlio "...un tumore che mi cresceva in grembo", lo respinse sino ad abbandonarlo poco dopo la nascita per "...concentrarmi esclusivamente sulla mia carriera".

Un'icona iconoclasta della sacralità della famiglia e della genitorialità, dei valori fondanti la nostra civiltà. Purtroppo, questa scia malsana e fetida di pensiero egoriferito si diffonde a macchia d'olio e lo possiamo notare ovunque, soprattutto nelle politiche Queer e in tutte quelle pseudo-donne in carriera che scelgono di non avere figli perché concentrate esclusivamente su se stesse, per poi ricordarsene quando la parca ovarica batte l'ora
Quando in un carrello di supermercato, al posto della seduta per bambini, c'è quella per i cani -la Bardot disse: "...avrei preferito partorire un cane", allora, cari amici la rotta verso la distruzione della nostra civiltà è tracciata e sono le persone squallide come lei che ne hanno calcato l'orientamento.




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fda, 2025
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venerdì 26 dicembre 2025

28 DICEMBRE 1908, ore 5,20: ALBA DI MORTE A PELLARO





Ecco la trascrizione dell'intero articolo: 

Il militare si era alzato presto, come faceva spesso, per godere di quell'aria fresca e di quella sensazione indefinibile che l'insenatura di Pellaro riusciva a dare nelle mattinate silenziose d'inverno. Era stata una notte piena di vento, uno strano vento caldo, e la gente, ignara di ciò che sarebbe avvenuto, si era serrata in casa sprangando usci e finestre. L'alba fu mite e ciò dava un senso di ritrovata fiducia nella vita dopo la turbolenta nottata. Le onde ormai attenuate scivolavano lente sulla spiaggia scandendo il ritmo del tempo, di un tempo che nascondeva, tiranno, la grande insidia.

Fu come in un incubo: tutto d'un tratto il militare ebbe la sensazione di perdere l'equilibrio: i piedi erano saldi sulla spiaggia, eppure egli non riusciva a tenersi dritto. Si girò di scatto e intuì il dramma: le case della "Madonnella" sbandavano e si torcevano come serpi in preda al panico; poi i tetti cominciarono a sgretolarsi, e poi i muri. Nell'immenso fragore della distruzione capì che qualcosa di più violento stava per succedere; le onde che poco prima battevano dolcemente sulla spiaggia, si ritirarono vistosamente da questa, lasciando scoperti ampi tratti di fondale. Ebbe il coraggio di alzare lo sguardo: dietro punta Pellaro il mare si era spaventosamente gonfiato e un'immensa onda si dirigeva velocemente sulla costa già martoriata. Fuggì in senso opposto con le forze che ancora gli rimanevano; l'onda lo colse sulla strada trascinandolo per molti metri senza però ferirlo.

Quando si riebbe, uno spettacolo orrendo gli si presentò davanti: là dove si estendeva, leggiadra, una delle più belle cittadine della provincia, non rimaneva che un enorme ammasso di macerie informi. Pellaro ebbe oltre 900 morti. Molti giovani, addormentatisi con tante idee e speranze per il domani, non rividero più la luce del giorno. Altri partirono da quella terra maledetta per non ritornare mai. I corpi straziati, scaraventati fuori dalle case dall'urto delle onde, giacevano nudi ovunque sulla strada, lungo la linea ferrata, sulla spiaggia. La potenza del maremoto fu tale che interi edifici a due piani furono letteralmente spazzati via. Il ponte in ferro sulla Fiumarella, dal peso di 75 tonnellate, fu strappato dai sostegni come un fuscello e spinto a monte. Per tutta la giornata del 28 dicembre si susseguirono centinaia di altre scosse che accrebbero l'angoscia e la distruzione. Il Re Vittorio Emanuele visitò le rovine, e la sera del 2 gennaio telegrafava a Giolitti descrivendo così la tragedia: "Oggi ho visitato la costa calabrese a sud di Reggio; Pellaro è letteralmente distrutta...".

Alfonso Frangipane, che faceva parte delle squadre di soccorso provenienti da Catanzaro, giunto nel nostro distrutto paese scriveva: "I derelitti implorano pane e ci indicano, con un gesto delle mani scarne e tremanti, il luogo dove era il loro paesello. Siamo a Pellaro, una spiaggia ricoperta di macerie confuse su cui sormontano tronchi d'albero, suppellettili domestiche e cadaveri, cadaveri nell'atteggiamento più straziante, preda di cani randagi".

Dopo il dramma, altri problemi, non meno gravi, si presentarono ai superstiti ed ai soccorritori: seppellire in fretta i cadaveri per evitare l'insorgere di epidemie, dare ricovero e cibo ai senzatetto e a quella moltitudine di persone che aveva abbandonato Reggio per cercare rifugio sulla infida spiaggia pellarese, trasportate i feriti gravi sulle navi-ospedale. I morti furono in parte sepolti in fosse comuni, in parte bruciati sulla stessa spiaggia di Pellaro. Lo slancio di solidarietà fu notevolissimo anche se i primi concreti soccorsi arrivarono solo 48 ore dopo il sisma. Dovette essere talmente forte l'impressione dello evento che ancora oggi è usuale riferirsi al terremoto del 1908 come ad una sorta di netta barriera tra il passato e il presente, come se quei pochi secondi d'inferno avessero sepolto un'epoca e creatone un'altra. Pellaro risorgeva, qualche anno dopo, un centinaio di metri più in alto, dove trovasi tuttora, e per molto tempo la sua bella marina fu un solitario e tetro riferimento per i pescatori e i malavitosi.


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fda, 2025
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giovedì 25 dicembre 2025

NATALE 2025


La famiglia è il nucleo di bellezza sul quale tutto si fonda.
Auguri dai D'Aleo Bonanno.


Diario del giorno:
Il racconto di questo Natale è riassunto nella faccia di Sasà il quale appare sofferente per l'influenza che lo abbatte. Da ieri la febbre (38.5/39.2) non lo lascia se non per breve tempo. Il pranzo che avrebbe dovuto vederci in trasferta fuor casa, invece ci ha riserbato belle emozioni e un'ottima pasta 'ncaciata a casa. Un classico Disney nel pomeriggio: Il canto di Natale nell'adattamento del 2009. I bambini che si addormentano e noi che restiamo in silenzio a seguirlo. Adesso, sono le 21:59 e questo giorno volge alla fine lasciandoci di nuovo pieni di bellezza. Al prossimo anno.

agg. sono le 22:05 e sono appena entrati nel mio studio Roberta, Sasà e Alice assieme a due orsacchiotti parlanti e cantanti "Denver". Tutti a ballare e saltare...

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Natale 2025
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lunedì 8 dicembre 2025

CHIESETTA DELLA LIGA


Oggi, nel giorno dell'Immacolata, sono stato a visitare un piccolo e prezioso luogo di culto restituito, grazie alla lungimiranza e alla benevolenza dei proprietari, a tutta la comunità pellarese.
 
La chiesetta della Liga, in loc. San Cosimo, è l'edificio religioso voluto e fondato nel 1831 per volontà di Don Stefano Romeo a garanzia di quanti, spinti da devozione e fede, a causa delle impervie carrarecce non potevano raggiungere gli altri luoghi di culto. Il restauro è stato possibile grazie ad un bando della Comunità Europea, a dimostrazione che quando si vuole, con spirito di tenacia ed abnegazione alla bellezza dei luoghi, tutto è possibile.
 
Particolarmente di pregio è il pavimento originale che riempie l'ambiente ed è ripreso meravigliosamente, nella parte della piccola sagrestia, da un nostro artigiano locale (Massimo Mallamaci). Grazie alla famiglia Romeo e a Giuseppe Spanti Gattuso per averci regalato di nuovo questo luogo. Pellaro ha bisogno di questo.









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mercoledì 3 dicembre 2025

ucarbarièju d’a Minàsa


Lungo SP1 che da Oppido M. sale verso lo Zervò sorge un piccolo tempietto da tutti conosciuto come “‘ucarbarièju d’a Minàsa” cioè il calvarietto della Minasi, dal nome della proprietaria che un tempo possedeva il terreno circostante. Qui, grazie a Rocco Liberti trovate qualche informazione in più: https://www.lalbadellapiana.it/files/25-26-Rocco-Liberti.pdf

Probabilmente nel luogo in cui sorge, precedentemente vi era una piccola edicola poi andata persa. Il catalogo digitale dei tabernacoli contribuisce al mantenimento della memoria dei luoghi, delle loro storie, ed ecco perché, oggi, è così importante conoscerli e censirli. Qui potete accedervi e consultarlo GRATUITAMENTE https://www.google.com/maps/d/u/0/edit...

I luoghi raccontano chi siamo oggi e chi siamo stati attraverso il trascorrere del tempo, il mutare e il mutarci. Se conoscete qualche edicola votiva segnalatemela, sarà mia cura censirla. Sul mio blog troverete qualche informazione in più e la possibilità di consultare il libro: https://francescodaleo.blogspot.com/
Al link https://sites.google.com/.../edicolevotivedical.../home-page il sito del Catalogo delle Edicole dell'Area Aspromontana.






 
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fda, 2025
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martedì 2 dicembre 2025

RICCHEZZA

Io ho quella ricchezza che nessun lavoro, posizione o sapere potrà mai darmi.
Io sono estremamente felice.


FDA, 2025
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lunedì 1 dicembre 2025

PALIZZI E PIETRAPENNATA


Ieri pomeriggio insieme a Giovanni, abbiamo trascorso qualche ora tra Palizzi e Pietrapennata: due piccoli paesi arroccati su speroni di roccia, testimoni di un Aspromonte arcaico.

È bello aggirarsi tra le case dirute, sentendo le voci soffuse in quelle ancora abitate, stringendosi tra le serrate viuzze dove ogni refolo di vento sembra gelare anche le parole. L'Aspromonte va conosciuto a piedi.

Giovanni mi ha aiutato a cercare tabernacoli, in un'area poco indagata, trovando reperti interessanti di religiosità popolare. Ho così potuto aggiornare la mappa georiferita delle Edicole dell'area Aspromontana con nuove stazioni. Un lavoro a volte estenuante, ma indispensabile per tracciare un solco vivo come testimonianza di quella religiosità popolare diffusa.

La mappa potete consultarla gratuitamente quiil sito in aggiornamento è raggiungibile quimentre sul blog www.francescodaleo.it potete consultare e scaricare il libro sulle Edicole votive.





















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mercoledì 12 novembre 2025

ANCORA SULLA CROCE DEL REDENTORE


Nei giorni scorsi, dopo essere stato a Montalto per la benedizione della nuova croce del Redentore avevo scritto un post di denuncia sul pessimo intervento eseguito. Benché la croce sia stata donata dall'impresa che ha restaurato il basamento, la messa in posa della stessa ha comportato un danno (ulteriore) ed importante alla statua (già non messa bene), nonostante da più parti si sostenga il contrario.

Infatti, come si vede dalle foto che io stesso ho scattato, nel 2024 non erano già presenti (come si sostiene) i fori dove sono state ancorate le staffette che oggi la reggono. Ne deriva che il manufatto è stato ulteriormente danneggiato, sicuramente inconsapevolmente, ma tanto è. Pertanto, la soprintendenza davvero ha autorizzato una cosa del genere? Dove sono le delibere di intervento? Il progetto? Io on-line non sono riuscito a reperirlo.

Dunque, in conclusione non sarebbe meglio per il futuro evitare che chi non abbia le competenze e di fatto fa un altro mestiere (e lo fa bene visto il basamento eccellentemente restaurato) anche in buona fede, faccia qualcosa che evidentemente non sa fare? Io faccio il microbiologo e mi occupo di batteri e virus, se qualcuno mi chiede un intervento al cuore lo indirizzo dal cardiochirurgo, non dovrebbe essere la normalità?

il post precedente:







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fda, 2025

lunedì 10 novembre 2025

LO SFREGIO DEL REDENTORE DI MONTALTO


Cari amici,
oggi sono stato all'evento della benedizione della nuova croce del Redentore di Montalto. Purtroppo, ahimè anche questa volta sarò una voce fuori dal coro. Scartando polemiche sterili e fuorvianti sul mio personale senso di bellezza o meno, voglio chiedere quanti voi, in giro per il mondo, hanno visto mai una statua del Cristo in bronzo che porta una croce in legno?
 
La croce originale (compare in una foto del 1938 e non in foto precedenti) era fatta in alluminio per i motivi che tutti possiamo facilmente intuire, molto leggera ed era portata dritta e non inclinata; tralasciamo però questo particolare. Ma vi pare che per posizionare una croce in legno serva fissarla con delle staffette in metallo? Ma la statua non è vincolata dalla Soprintendenza? Dal foro ben visibile, sopra la staffetta superiore non entrerà acqua che potrà arrecare danno al manufatto?

La croce è realizzata in "legno di pino canadese pathfinder", mi chiedo: ma realizzarla in legno locale, se proprio si doveva farla così? E magari posizionarla senza manomettere la statua? Insomma, io sono salito al Redentore entusiasta, sono invece sceso molto, molto per così dire perplesso.











domenica 2 novembre 2025

LEPAS SU ARUNDO. SPIAGGIA DEGLI ABISSI


Su un frammento di Arundo (la comune canna) alla deriva, si è insediata una colonia di piccoli crostacei cirripedi del genere Lepas. Si nutrono filtrando il plancton con particolari appendici che vengono estroflesse dal guscio; quest'ultimo è composto da cinque diverse placche.
 
Spiaggia degli abissi, Cannitello (RC)




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fda, 2025

PER UN SENTIERO "SANDRO CASILE"


Ho letto con estrema attenzione il post denuncia di Carlo Calabrò circa l'abusiva recinzione che ingabbia il castello di Amendolea (e non solo) destinandolo ad un ovile. E seguo sempre con molta attenzione le acute riflessioni di Alfonso Picone Chiodo sugli ultimi interventi effettuati sui manufatti presenti in varie zone delle nostra montagna, ultimo il castello di Palizzi ma non posso che fare, anche io, alcune (forse ingenue) riflessioni:

- cominciamo con il dire, affermare e gridare che la nostra montagna, il nostro Aspromonte non è solo di chi vi è nato, ci vive, ci lavora e magari lo sfrutta, ma è di tutti coloro che lo amano, lo vivono, lo raccontano e lo difendono. Non esiste un diritto di prelazione di parola per cui solo alcuni lo possono raccontare (come vogliono) e tutti gli altri devono stare zitti. Diciamo chiaramente: basta! Parliamolo, raccontiamolo, leggiamolo.

- mi lascia perplesso che si parli di scempi e furti come quelli che hanno oggi riguardato, di fatto, Amendolea perché di un furto alla collettività si tratta, e si dimentichi che è la stessa mentalità coatta, piccola e diciamolo un po' ignorantella che ostacola:
1) la possibilità di punire chi ha eseguito la traccia elettrica sull'arco delle Calabrie a Bruzzano che di fatto ha deturpato un'opera di tardo '700 riccamente affrescata;
2) il sequestro e l'abbattimento di vacche (sacre) e dei tori che liberamente si aggirano per strade e per i sentieri rappresentando un pericolo per gli escursionisti e i pochi turisti che si avventurano;
3) prendere le distanze (invece di osannare) il sequestro mafioso, sì mafioso, di interi paesi o insediamenti ad opera di pastori o sedicenti tali tra cui Casalinuovo, Ghorio e Case Carrà. Io stesso, quando denunciai che Casalinuovo è stato ridotto ad un porcile e ovile -le capre si riparano dentro la chiesa- fui zittito al grido: "...è la cultura del luogo, è tradizione". A Case Carrà vigeva la più totale anarchia con maiali lasciati liberi di grufolare e distruggere interi ettari di macchia e lecceta. Ma dove non è arrivata la legge ci ha pensato la peste suina a liberare almeno quella zona.

Insomma, mi chiedo: dove vogliamo andare, ma soprattutto chi vogliamo essere? Anziché osannare briganti che gridiamolo a gran voce non erano eroi ma stupratori, assassini e ladri, cominciamo a dedicare i nostri sentieri a personaggi che hanno fatto la storia della nostra montagna. Ancora oggi, da quasi nessuno (tranne pochissimi tra cui Alessandro Alati e Vincenzo Nava), si è levata una voce per dedicare un sentiero a Sandro Casile, uno dei pionieri dell’Aspromonte “libero”. Mi sarei aspettato un coro unanime da tutti, invece si continuano ad osannare Nino Martino, Musolino o il pastore che deturpa Casalinuovo. 

Ricerchiamo invece l'Aspromonte nelle tante persone perbene. Sandro era una di queste. Tante volte abbiamo discusso e su molte cose avevamo visioni opposte, ma le brave persone meritano di essere ricordate lì dove hanno speso parte della loro vita. Partiamo da loro e poi andiamoci a riprendere i nostri luoghi.

Una vacca "sacra" libera di pascolare ai piani di Bova

Un toro liberamente lasciato pascolare tra le strade di Pietrapennata

Ghorio di Roghudi

Arco delle Calabrie, Bruzzano. La traccia elettrica incredibilmente presente sul manufatto del tardo '700

L'arco delle Calabrie, Bruzzano

Un'anfratto naturale, abusivamente recintato ed usato come stallo per i greggi. Melito P.S.

I resti di Oppido Mamertina (Mamertum) vengono coperti con le reti per la raccolta delle olive.


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fda, 2025